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mercoledì 16 settembre 2015

mercoledì 10 giugno 2015

E LA CAREZZA SI PERDE - Recensione di ALFREDO GIGLIO


Alfredo GiglioGrazia Finocchiaro

16 dicembre alle ore 8.36 · Crotone ·


COMMENTO A CURA DI ALFREDO GIGLIO

Post n°335 pubblicato il 16 Dicembre 2014 da Giglio Alfredo


E LA CAREZZA SI PERDE
di Grazia Finocchiaro ©
Dalla Silloge “Cristalli di Parole”

Cuore piegato da un amore
 
dal tempo consunto
 
di emozioni
 
adesso spogliato.
 
La parola non va più a segno
 
memoria il tenero gesto,
 
il corpo
 
di effusioni profuse
 
 
 
nel tempo candido,
 
 
 
non suscita alcun sentire
 
come udito non percepisce boato.
 
Anime, lungo il viale, isolate,
 
i battiti ogni cuore sigilla,
 
l’attempato sentimento
 
si disperde.
 
E’ solo aspra parola
 
lontano
 
va a smarrirsi la carezza
 
invano attesa.
 
 
 
 
 
 
( Primo premio al Premio Prader Willi - Torino  - Edizione 2010  - a cura di

Donatella Garitta)


Commento a cura di Alfredo Giglio
E LA CAREZZA SI PERDE
Ho voluto rileggere questa poesia di Grazia Finocchiaro, già letta tempo fa, e tanto mi è piaciuta, che ho voluto commentarla.
Di Grazia Finocchiaro, avevo già commentato e recensito quanto della sua produzione letteraria m’aveva colpito nell’intimo.
Poetessa che, attraverso i suoi delicati versi, non manca di mettere in luce tutte le sfumature di situazioni gioiose o nostalgiche, specie quando pensa alla sua Sicilia, sempre dolcemente vagheggiata, o anche le variegate tonalità del sentimento di malinconia e di dolore, per quanto riguarda quel nobile impulso, che appartiene a tutti gli esseri viventi, che è l’Amore. E noi sappiamo che Grazia Finocchiaro è Poetessa innamorata dell’Amore: sentimento che traspare e vive in tutte le sue liriche, accompagnato sempre dalle sensazioni di felicità, rammarico o delusione, che la Poetessa analizza nel suo profondo sentire.
Sono quindi felice di commentare questa poesia che riprende un tema particolare, ma comune al finire di ogni storia d’amore, che è dato da quel gelo che cala fra due persone, e ne raffredda tanto i rapporti, da portarli, inevitabilmente, alla totale e reciproca noncuranza.
Dice la Poetessa, nei suoi versi efficaci, soavi e stringati e, immaginando due persone, non più tanto giovani, che camminano lungo un viale, distanti fra loro, nella totale vicendevole indifferenza, che essi non ricordano più le carezze, le emozioni e le gioie di un tempo da poco passato, poichè il cuore di entrambi, ormai piegato, ormai logorato dal tempo impietoso, è rimasto senza palpiti e non è più capace di slanci passionali, rimanendo quindi privo di qualsiasi emozione.
La parola, che dovrebbe essere strumento di dolce persuasione, rimane verbo muto e non sale dal profondo dell’anima per scaldare un sentimento sopito, mentre il tenero gesto, ossia una carezza lieve, rimane ferma e celata nella memoria. Così anche il corpo, che nel tempo della giovinezza, ormai trascorsa, era sommerso da effusioni amorose e da carezze audaci, ora non suscita alcun sentimento, rimanendo sordo ad ogni richiamo d’amore o di passione, sordo come l’orecchio che non sente nemmeno il fragore del tuono!…Bella ed originale l’espressione che usa la Finocchiaro: come udito non percepisce boato.
Le due anime, che vanno silenti e distanti lungo il viale, sono isolate ed il loro cuore ha sigillato ogni palpito, quasi a non volerlo fare percepire all’altro, mentre il sentimento d’amore, arreso ed antico, si disperde e svanisce nel nulla.
La parola che non è uscita dall’anima, rimane aspra e sterile, intanto che una carezza, invano attesa, si perde lontano.
Non sfugge a nessuno che la Poetessa, con un velo di amarezza, evidenzia, in questa lirica, la necessità di un gesto d’amore, per sciogliere il gelo nel cuore…Ed è sostanzialmente vero: un gesto gentile, può far rivivere quella piacevole emozione, capace di riavvicinare due anime, un tempo innamorate, che avvertono il disagio del distacco, conseguente spesso ad una incomprensione o ad un malinteso, che sembrano fraintendimenti banali, ma che sono spesso capaci di distruggere, per sempre, finanche il ricordo di una struggente passione.
                                                            
                                                                                                        Alfredo Giglio


venerdì 18 maggio 2012

AFFETTO da Manuela Minacci su "Cristalli di Parole"






Carissima Grazia,


    ho riletto oggi, con gioia,  il tuo prezioso scrigno di "cristalli", dove le parole sono acqua, fiumi, luce, vibrazioni delicate e intense; melodie d'amore, di gioia, di scoperte, profumi di speranze, emozioni di corrispondenze!


    Con purezza ed immediatezza inviti generosamente tutti a seguirti in questo affascinante viaggio purificatorio di parole-suoni, vibranti di immagini luminose ed atmosfere limpide, nella certezza di un futuro dove come "piume sorvoleremo spazi dove non esiste finestra chiusa ..."!


    Le tue parole soffiate spesso come fruscio di foglie, ti consolidano ancora di più "scrittrice dell'anima", ... balsamica purificatrice dell'anima, delle nostre anime ...


    Grazie di aver seminato, dentro di noi, queste emozioni preziose e stimolanti d'amore...


     Con affetto e stima ti abbraccio sperando di incontrarti presto
                                                                                                      Manuela Minacci




domenica 29 aprile 2012

ANNA BALSAMO - Recensione


Recensione di Anna BALSAMO  - Poetessa, Scrittrice, Critico letterario


Dal libro  “Cristalli di Parole”  - Silloge di poesie

*

Di “Cristalli di Parole” di Grazia Finocchiaro, tali sono le pulsioni di vita che contengono, mi verrebbe da scrivere, “cascate di parole”.
Poetessa di comunicazione, Grazia Finocchiaro, quindi, con questo meraviglioso mezzo che è la poesia, duttile come l’oro: vero oro alchemico, se pensiamo che ci fa conoscere persone, come Grazia, nel profondo, a cuore aperto.
L’interesse del lettore, in veste di critico, è acuito dall’intuire, già avanti, la magia del ménage che l’autrice deve equilibrare tra i propri slanci affettivi e l’accompagnarsi giornaliero alla presenza di un grande artista al suo fianco.
Nel libro si scoprono i sentimenti e le qualità della donna che alfine prorompono in quest’opera prima: Grazia compare non ombra del marito ma in tutta la sua essenza di compagna, espressa in queste poesie che certo da anni le affollavano la mente e i cassetti.
Qui il ruolo del marito non è quello del famoso artista, che tutti ammiriamo, ma quello dell’amato cui l’intatto cuore di ragazzina di Grazia corre ancora incontro eternando l’emozione dei giovani appuntamenti. E Grazia è l’amante, la sposa, la mamma delle loro figlie: quindi quieta, tacita e forte vestale di vita che, come per le matriosche – le dolci bambole russe di legno smaltato – produce altra vita che a sua volta ne riprodurrà una ancora e ancora, e che non dimentica a sua volta la memoria della propria madre.
Con queste toccanti poesie, Grazia, ci dice chi è, fiamma vivida della sua casa: ardente e tenera, umorale e serena, forte negli smarrimenti, umile e felice nelle vittorie sulle esperienze esistenziali,  santa ed eroina del quotidiano come tutte le vere donne. Combattiva per la sua buona causa. Ha costanza nella vita, è una morbida presenza e mai un’essenza: è la grande madre quando stringe le manine dei pargoletti delle sue figlie.
Ecco cosa ci hanno rivelato le sue poesie coltivate dentro negli anni, esposte ora nella fioritura di questa raccolta: ci auguriamo ne tragga ancora tante altre dalla sua calda fierezza, dalla sua nostalgia per il Sud "lasciato" (che pure di continuo le canta nel sangue); è quella che si affaccia nella icona di copertina con tutto il pathos che suo marito le ha riconosciuto e che lei, con altrettanta bravura, con questi versi ha trasmesso.

                                       Anna Balsamo

RANZI Silvia - Recensione su "Cristalli di Parole"


RACCOLTA POETICA  di Grazia FINOCCHIARO

“CRISTALLI di PAROLE” – Carta e Penna Editore – Collana Lo Scrigno dei versi – Gennaio 2011

In copertina: Gouache dell’artista Giuseppe Ciccia.
Seguono all’interno della Raccolta altre due grafiche a corredo delle liriche raggruppate in due sottounità semantiche nella quinta scenica ad ampio respiro, dal titolo “Da ogni sorgere del sole”, nell’avvicendarsi simbolico delle frasi in cui nasce il giorno: l’Aurora e l’Alba.

Una vibrante tensione etica e relazionale percorre la Raccolta lirica di Grazia Finocchiaro in equilibrio tra reale ed ideale, tra prassi e desiderio  di cambiamento, anelito ed auspicio.
Le emozioni sono delicatamente espresse per diventare occasione di uno scandaglio interiore che ricerca la relazione interpersonale per distillare attimi di saggezza nella dimensione del quotidiano, in forza di un’ordinarietà intensamente assunta e vivificata attraverso l’azione trasfigurante e rigenerante del ricordo.
Nel verseggiare libero si avverte la necessità  di autocomprendersi  per sanare e far trasparire le contrarietà dei vissuti, dimostrando empatia realistica e spirituale nel ritrarre condizioni di precarietà umana  nelle liriche “L’Alcolista” ed “Anorresia” o nell’affrontare questioni di bioetica dal toccante lirismo in “Intreccio delle ciglia”.
E’ invocata la presenza calda e vivida del sole che, nelle atmosfere rifrangenti dell’aurora e nell’azione diafana dell’alba, rischiari e sciolga i nodi dell’esistenza per vincere le nebbie dell’incomunicabilità e dell’ipocrisia, fughi le tenebre della divisione per rischiarare nuovi orizzonti a restituire speranza alla fragilità peregrina dell’esistere:
per quell’erta ogni giorno m’incammino
a tirare il passo fatico

Per te/ diverrò ladra di raggi di sole/per annientare le tenebre

…sorgerà luminosa l’alba, diverrai
giardino di sole

L’esperienza gratificante dell’eros sponsale e materno si dispiega incontrastato a misurare le ragioni del vivere nella sublimazione dell’unione tra personalità a confronto, nell’irriducibile tenerezza degli affetti da alimentare nelle incessanti trasformazioni del rapportarsi di coppia, nel forte legame tra madre e figli, nella tenerezza vicendevole tra nonna e nipote.
Adesso qualcosa fugge
ma non l’amore che mi distrugge
palpita e mi consola
mai mi lascia sola

Processo di autocoscienza che non può esimersi dall’innalzare il canto per le proprie origini: la Terra di Sicilia evocata attraverso scenari che profumano di Zagara, si intridono di salsedine, si dilatano nell’azione persistente del vento, rumoreggiano al rinfrangersi dei flutti.
La soavità lessicale si dilata in particolar modo nel cercare analogie e suscitare multisensorialità con il mondo biologico e floreale per catturare assonanze profonde.
La costruzione sintattica e lessicale diviene più sofisticata nella seconda sequenza di liriche in cui la disamina si fa articolata nella pluralità delle circostanze introspettive che affiorano, bloccate dalla moviola poetica, nel crogiolo dei pensieri.
E la carezza si perde / la parola non va più a segno / memoria il tenero gesto /
Le incomprensioni si ricompongono nella simbiosi tra natura e benessere:
bell’estate contornata / da infinite efflorescenze / di splendore traboccante / indori l’aria cristallina / la terra riporti opulenta /
Per alternarsi a squarci riflessivi su drammi umanitari, facendo ricalibrare la coscienza  poetica sulla bilancia dei valori sociali da soppesare, abbracciando le cause della solidarietà, nella consapevolezza di quanto ci sia ancora da testimoniare nell’operare:
disseminerò con grosse torce / luce d’amicizia / dove ammutolita l’umanità /
dentro proprie ossa resta /
La ricerca di purezza, nel detergere lo sguardo sul reale, alla ricerca di un candore originario trapela dalla felice sintesi del titolo “Cristalli di parole” che la poetessa ha scelto con originalità, affermando piena consonanza con le testuali parole del poeta francese Pierre Reverdy: “Le poesie sono cristalli che sedimentano dopo l’effervescente contatto dello spirito con la realtà”, a voler sottolineare il solidificarsi di folgorazioni vissute nella trasparenza prismatica di un cristallo, evocando la poliedricità di brandelli di verità acquisite.

                                                                                              Silvia Ranzi
Firenze, febbraio 2012




La Raccolta Poetica è stata l’assegnazione del 1° Premio – sezione Poesia – della VII^ Edizione “Premio letterario internazionale Prader-Willi” del 2010 - Torino

martedì 31 maggio 2011

RECENSIONE di Guido Folco - e VIDEO

Raccolta di poesie “Cristalli di Parole” di Grazia FINOCCHIARO
Carta e Penna Editore - Torino - Collana Lo Scrigno dei Versi – Gennaio 2011

Recensione di Guido Folco su “ITALIA ARTE” n. 7 – Torino - aprile 2011



NEI VERSI DELL’AUTRICE IL SENSO DELL’ESISTENZA


Sono sufficienti… “Cristalli di parole” per raccontare la poesia di Grazia Finocchiaro, autrice del volume pubblicato da Carta e Penna Editore. Questo perché i versi spiegano, molto meglio della critica, lo spirito e l’intensità emotiva dell’autrice e dei concetti che con la poesia si vogliono esprimere.

Ecco allora, subito, l’apertura del volume, con la prima sezione intitolata “Da ogni sorgere del sole – Aurora” che, come versi introduttivi, riporta alcuni versi della bellissima poesia di Eugenio Montale: “Ho sceso un milione di scale / dandoti il braccio / non già perché con quattrocchi / forse si vede di più. / Con te le ho scese / perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille / sebbene tanto offuscate / erano le tue”.

Presentata da Donatella Garitta, la raccolta ci introduce nell’intimità del pensiero dell’autrice, sollecitando risposte o nuovi interrogativi, interpellando il nostro spirito al cospetto della vita e della morte, della quotidianità e dell’eternità. Grazia Finocchiaro esprime quindi non solo se stessa, ma anche l’universalità delle eterne questioni umane, dall’amore alla felicità, dalla gioia al dolore e ne traduce in versi le emozioni, in cui ognuno di noi può trovarsi.

Per te / ho ricolmo / di parole il cielo / con segni cubitali / per imprimerli / fortemente nei tuoi occhi. / Non so girovagare / per il mondo / per elargire la luce delle stelle. / Semplicemente con in mano il cuore / il mio pensiero / per colmarti d’amore. / Per te / diverrò ladra di raggi di sole / per annientare le tenebre.”

Anche la natura diventa protagonista di alcune poesie di Grazia Finocchiaro e sempre prevale il senso simbolico, l’atmosfera sensuale e dolce del rasserenamento che induce al pensiero: “Acqua di ruscello / scivoli lentamente / pura e trasparente / accarezzi i sassi / quando ondeggi / lungo il tuo fluire / come modella in passerella. / Carezzevole / mai ti neghi / a chi ti fa posare /s’una spanna di mano / per dissetarsi”.

La seconda sezione, “Alba”, introdotta dai versi di Salvatore Quasimodo, presenta una selezione di liriche estremamente evocative, quasi una tavolozza di colori, profumi, sensazioni che ci permettono di immergerci nell’universo poetico dell’autrice. “Quando mi aspettavi nel vento” recita: “Fermare vorrei quel tempo / quando m’aspettavi nel vento / sul percorso i tacchi battevo / nella folata il vestito s’alzava / restava una scia l’attesa. / Nell’incanto il sole infuocava / sotto la pioggia / c’inzuppavamo d’amore. / Mano in mano era tacito attorno / ma profonde la parole / impresse nel cuore. / Ai piedi era corsa per non indugiare / capelli scompigliati nel vento, / rapidi sguardi, rubavamo baci al tempo”.

Guido Folco
 
http://you-tube/cristalli di parole 

















Angioletto