Alla volta di Leucade: N. PARDINI: LETTURA DI "POESIE" DI GRAZIA FINOCCHI...: Poesie di forte perlustrazione analitico-introspettiva. La poetessa mette sul piatto tutto il suo essere; tutta la sua ontologica vicenda i...
Dal 1967... Da quando ho puntato la penna sul foglio/la poesia divenne compagna/ La porto al vento al sole alla pioggia./ La mia poesia racconto/con le rime tra l'arcobaleno/della mia poesia mi vesto/quando pagina bianca/trovo da scarabocchiare/quando delle sillabe l'eco/sfiora le nubi argenti/quando spezza tuoni/di temporali scroscianti/e dei fulmini è solo luce/che illumina liriche, versi e canti.
PAGINA PERSONALE DI GRAZIA HANNO PARLATO DI ME CONTATTI
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mercoledì 16 settembre 2015
mercoledì 10 giugno 2015
E LA CAREZZA SI PERDE - Recensione di ALFREDO GIGLIO
Alfredo GiglioGrazia Finocchiaro
16 dicembre alle ore 8.36 · Crotone ·
COMMENTO A CURA DI ALFREDO GIGLIO
Post n°335 pubblicato il 16 Dicembre 2014 da Giglio Alfredo
E LA CAREZZA SI PERDE
di Grazia Finocchiaro ©
Dalla
Silloge “Cristalli di Parole”
Cuore
piegato da un amore
dal
tempo consunto
di
emozioni
adesso
spogliato.
La
parola non va più a segno
memoria
il tenero gesto,
il
corpo
di
effusioni profuse
nel
tempo candido,
non
suscita alcun sentire
come
udito non percepisce boato.
Anime,
lungo il viale, isolate,
i
battiti ogni cuore sigilla,
l’attempato
sentimento
si
disperde.
E’
solo aspra parola
lontano
va a
smarrirsi la carezza
invano
attesa.
(
Primo premio al Premio Prader Willi - Torino - Edizione 2010 - a cura di
Donatella Garitta)
Donatella Garitta)
Commento a cura di Alfredo Giglio
E LA CAREZZA SI PERDE
Ho voluto rileggere questa
poesia di Grazia Finocchiaro, già letta tempo fa, e tanto mi è
piaciuta, che ho voluto commentarla.
Di Grazia Finocchiaro, avevo già
commentato e recensito quanto della sua produzione letteraria
m’aveva colpito nell’intimo.
Poetessa che, attraverso i suoi
delicati versi, non manca di mettere in luce tutte le sfumature di
situazioni gioiose o nostalgiche, specie quando pensa alla sua
Sicilia, sempre dolcemente vagheggiata, o anche le variegate
tonalità del sentimento di malinconia e di dolore, per quanto
riguarda quel nobile impulso, che appartiene a tutti gli esseri
viventi, che è l’Amore. E noi sappiamo che Grazia Finocchiaro è
Poetessa innamorata dell’Amore: sentimento che traspare e vive in
tutte le sue liriche, accompagnato sempre dalle sensazioni di
felicità, rammarico o delusione, che la Poetessa analizza nel suo
profondo sentire.
Sono quindi felice di commentare
questa poesia che riprende un tema particolare, ma comune al finire
di ogni storia d’amore, che è dato da quel gelo che cala fra due
persone, e ne raffredda tanto i rapporti, da portarli,
inevitabilmente, alla totale e reciproca noncuranza.
Dice la Poetessa, nei suoi versi
efficaci, soavi e stringati e, immaginando due persone, non più
tanto giovani, che camminano lungo un viale, distanti fra loro,
nella totale vicendevole indifferenza, che essi non ricordano più
le carezze, le emozioni e le gioie di un tempo da poco passato,
poichè il cuore di entrambi, ormai piegato, ormai logorato dal
tempo impietoso, è rimasto senza palpiti e non è più capace di
slanci passionali, rimanendo quindi privo di qualsiasi emozione.
La parola, che dovrebbe essere
strumento di dolce persuasione, rimane verbo muto e non sale dal
profondo dell’anima per scaldare un sentimento sopito, mentre il
tenero gesto, ossia una carezza lieve, rimane ferma e celata nella
memoria. Così anche il corpo, che nel tempo della giovinezza, ormai
trascorsa, era sommerso da effusioni amorose e da carezze audaci,
ora non suscita alcun sentimento, rimanendo sordo ad ogni richiamo
d’amore o di passione, sordo come l’orecchio che non sente
nemmeno il fragore del tuono!…Bella ed originale l’espressione
che usa la Finocchiaro: come udito non percepisce boato.
Le due anime, che vanno silenti
e distanti lungo il viale, sono isolate ed il loro cuore ha
sigillato ogni palpito, quasi a non volerlo fare percepire
all’altro, mentre il sentimento d’amore, arreso ed antico, si
disperde e svanisce nel nulla.
La parola che non è uscita
dall’anima, rimane aspra e sterile, intanto che una carezza,
invano attesa, si perde lontano.
Non sfugge a nessuno che la
Poetessa, con un velo di amarezza, evidenzia, in questa lirica, la
necessità di un gesto d’amore, per sciogliere il gelo nel
cuore…Ed è sostanzialmente vero: un gesto gentile, può far
rivivere quella piacevole emozione, capace di riavvicinare due
anime, un tempo innamorate, che avvertono il disagio del distacco,
conseguente spesso ad una incomprensione o ad un malinteso, che
sembrano fraintendimenti banali, ma che sono spesso capaci di
distruggere, per sempre, finanche il ricordo di una struggente
passione.
Alfredo Giglio
venerdì 18 maggio 2012
AFFETTO da Manuela Minacci su "Cristalli di Parole"
Carissima Grazia,
ho riletto oggi, con gioia, il tuo prezioso scrigno di "cristalli", dove le parole sono acqua, fiumi, luce, vibrazioni delicate e intense; melodie d'amore, di gioia, di scoperte, profumi di speranze, emozioni di corrispondenze!
Con purezza ed immediatezza inviti generosamente tutti a seguirti in questo affascinante viaggio purificatorio di parole-suoni, vibranti di immagini luminose ed atmosfere limpide, nella certezza di un futuro dove come "piume sorvoleremo spazi dove non esiste finestra chiusa ..."!
Le tue parole soffiate spesso come fruscio di foglie, ti consolidano ancora di più "scrittrice dell'anima", ... balsamica purificatrice dell'anima, delle nostre anime ...
Grazie di aver seminato, dentro di noi, queste emozioni preziose e stimolanti d'amore...
Con affetto e stima ti abbraccio sperando di incontrarti presto
Manuela Minacci
domenica 29 aprile 2012
ANNA BALSAMO - Recensione
Recensione di Anna BALSAMO -
Poetessa, Scrittrice, Critico letterario
Dal libro “Cristalli di
Parole” - Silloge di poesie
*
Di “Cristalli di Parole” di Grazia Finocchiaro,
tali sono le pulsioni di vita che contengono, mi verrebbe da scrivere, “cascate di parole”.
Poetessa di comunicazione, Grazia Finocchiaro,
quindi, con questo meraviglioso mezzo che è la poesia, duttile come l’oro: vero
oro alchemico, se pensiamo che ci fa conoscere persone, come Grazia, nel
profondo, a cuore aperto.
L’interesse del lettore, in veste di critico, è
acuito dall’intuire, già avanti, la magia del ménage che l’autrice deve
equilibrare tra i propri slanci affettivi e l’accompagnarsi giornaliero alla
presenza di un grande artista al suo fianco.
Nel libro si scoprono i sentimenti e le qualità
della donna che alfine prorompono in quest’opera prima: Grazia compare non ombra
del marito ma in tutta la sua essenza di compagna, espressa in queste poesie
che certo da anni le affollavano la mente e i cassetti.
Qui il ruolo del marito non è quello del famoso
artista, che tutti ammiriamo, ma quello dell’amato cui l’intatto cuore di
ragazzina di Grazia corre ancora incontro eternando l’emozione dei giovani
appuntamenti. E Grazia è l’amante, la sposa, la mamma delle loro figlie: quindi
quieta, tacita e forte vestale di vita che, come per le matriosche – le dolci
bambole russe di legno smaltato – produce altra vita che a sua volta ne
riprodurrà una ancora e ancora, e che non dimentica a sua volta la memoria
della propria madre.
Con queste toccanti poesie, Grazia, ci dice chi
è, fiamma vivida della sua casa: ardente e tenera, umorale e serena, forte
negli smarrimenti, umile e felice nelle vittorie sulle esperienze esistenziali,
santa ed eroina del quotidiano come
tutte le vere donne. Combattiva per la sua buona causa. Ha costanza nella vita,
è una morbida presenza e mai un’essenza: è la grande madre quando stringe le
manine dei pargoletti delle sue figlie.
Ecco cosa ci hanno rivelato le sue poesie
coltivate dentro negli anni, esposte ora nella fioritura di questa raccolta: ci
auguriamo ne tragga ancora tante altre dalla sua calda fierezza, dalla sua
nostalgia per il Sud "lasciato" (che pure di continuo le canta nel sangue); è
quella che si affaccia nella icona di copertina con tutto il pathos che suo
marito le ha riconosciuto e che lei, con altrettanta bravura, con questi versi
ha trasmesso.
Anna
Balsamo
RANZI Silvia - Recensione su "Cristalli di Parole"
RACCOLTA POETICA di Grazia
FINOCCHIARO
“CRISTALLI di PAROLE” – Carta e Penna Editore – Collana Lo Scrigno dei
versi – Gennaio 2011
In copertina: Gouache dell’artista Giuseppe Ciccia.
Seguono all’interno della Raccolta altre due grafiche a corredo delle liriche
raggruppate in due sottounità semantiche nella quinta scenica ad ampio respiro,
dal titolo “Da ogni sorgere del sole”, nell’avvicendarsi simbolico delle frasi
in cui nasce il giorno: l’Aurora e l’Alba.
Una vibrante tensione etica e
relazionale percorre la Raccolta lirica di Grazia Finocchiaro in equilibrio tra
reale ed ideale, tra prassi e desiderio
di cambiamento, anelito ed auspicio.
Le emozioni sono delicatamente espresse
per diventare occasione di uno scandaglio interiore che ricerca la relazione
interpersonale per distillare attimi di saggezza nella dimensione del
quotidiano, in forza di un’ordinarietà intensamente assunta e vivificata
attraverso l’azione trasfigurante e rigenerante del ricordo.
Nel verseggiare libero si avverte la
necessità di autocomprendersi per sanare e far trasparire le contrarietà dei
vissuti, dimostrando empatia realistica e spirituale nel ritrarre condizioni di
precarietà umana nelle liriche
“L’Alcolista” ed “Anorresia” o nell’affrontare questioni di bioetica dal toccante
lirismo in “Intreccio delle ciglia”.
E’ invocata la presenza calda e vivida
del sole che, nelle atmosfere rifrangenti dell’aurora e nell’azione diafana
dell’alba, rischiari e sciolga i nodi dell’esistenza per vincere le nebbie
dell’incomunicabilità e dell’ipocrisia, fughi le tenebre della divisione per
rischiarare nuovi orizzonti a restituire speranza alla fragilità peregrina
dell’esistere:
per quell’erta ogni giorno
m’incammino
a tirare il passo fatico
Per te/ diverrò ladra di
raggi di sole/per annientare le tenebre
…sorgerà luminosa l’alba,
diverrai
giardino di sole
L’esperienza gratificante dell’eros
sponsale e materno si dispiega incontrastato a misurare le ragioni del vivere
nella sublimazione dell’unione tra personalità a confronto, nell’irriducibile tenerezza
degli affetti da alimentare nelle incessanti trasformazioni del rapportarsi di
coppia, nel forte legame tra madre e figli, nella tenerezza vicendevole tra
nonna e nipote.
Adesso qualcosa fugge
ma non l’amore che mi
distrugge
palpita e mi consola
mai mi lascia sola
Processo di autocoscienza che non può
esimersi dall’innalzare il canto per le proprie origini: la Terra di Sicilia
evocata attraverso scenari che profumano di Zagara, si intridono di salsedine,
si dilatano nell’azione persistente del vento, rumoreggiano al rinfrangersi dei
flutti.
La soavità lessicale si dilata in
particolar modo nel cercare analogie e suscitare multisensorialità con il mondo
biologico e floreale per catturare assonanze profonde.
La costruzione sintattica e lessicale
diviene più sofisticata nella seconda sequenza di liriche in cui la disamina si
fa articolata nella pluralità delle circostanze introspettive che affiorano,
bloccate dalla moviola poetica, nel crogiolo dei pensieri.
E la carezza si perde / la
parola non va più a segno / memoria il tenero gesto /
Le
incomprensioni si ricompongono nella simbiosi tra natura e benessere:
bell’estate contornata /
da infinite efflorescenze / di splendore traboccante / indori l’aria
cristallina / la terra riporti opulenta /
Per alternarsi a squarci riflessivi su
drammi umanitari, facendo ricalibrare la coscienza poetica sulla bilancia dei valori sociali da
soppesare, abbracciando le cause della solidarietà, nella consapevolezza di
quanto ci sia ancora da testimoniare nell’operare:
disseminerò con grosse
torce / luce d’amicizia / dove ammutolita l’umanità /
dentro proprie ossa resta
/
La ricerca di purezza, nel detergere lo
sguardo sul reale, alla ricerca di un candore originario trapela dalla felice
sintesi del titolo “Cristalli di parole”
che la poetessa ha scelto con originalità, affermando piena consonanza con le
testuali parole del poeta francese Pierre Reverdy: “Le poesie sono cristalli che sedimentano dopo l’effervescente contatto dello spirito con la realtà”,
a voler sottolineare il solidificarsi di folgorazioni vissute nella trasparenza
prismatica di un cristallo, evocando la poliedricità di brandelli di verità
acquisite.
Silvia Ranzi
Firenze, febbraio 2012
martedì 31 maggio 2011
RECENSIONE di Guido Folco - e VIDEO
Raccolta di poesie “Cristalli di Parole” di Grazia FINOCCHIAROCarta e Penna Editore - Torino - Collana Lo Scrigno dei Versi – Gennaio 2011
Recensione di Guido Folco su
“ITALIA ARTE” n. 7 – Torino - aprile 2011
NEI
VERSI DELL’AUTRICE IL SENSO DELL’ESISTENZA
Sono
sufficienti… “Cristalli di parole” per raccontare la poesia di
Grazia Finocchiaro, autrice del volume pubblicato da Carta e Penna
Editore. Questo perché i versi spiegano, molto meglio della critica,
lo spirito e l’intensità emotiva dell’autrice e dei concetti che
con la poesia si vogliono esprimere.
Ecco
allora, subito, l’apertura del volume, con la prima sezione
intitolata “Da ogni sorgere del sole – Aurora” che, come versi
introduttivi, riporta alcuni versi della bellissima poesia di
Eugenio Montale: “Ho sceso un milione di scale / dandoti il braccio
/ non già perché con quattrocchi / forse si vede di più. / Con te
le ho scese / perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille /
sebbene tanto offuscate / erano le tue”.
Presentata
da Donatella Garitta, la raccolta ci introduce
nell’intimità del pensiero dell’autrice, sollecitando risposte o
nuovi interrogativi, interpellando il nostro spirito al cospetto
della vita e della morte, della quotidianità e dell’eternità.
Grazia Finocchiaro esprime quindi non solo se stessa, ma anche
l’universalità delle eterne questioni umane, dall’amore alla
felicità, dalla gioia al dolore e ne traduce in versi le emozioni,
in cui ognuno di noi può trovarsi.
“Per
te / ho ricolmo / di parole il cielo / con segni cubitali / per
imprimerli / fortemente nei tuoi occhi. / Non so girovagare / per il
mondo / per elargire la luce delle stelle. / Semplicemente con in
mano il cuore / il mio pensiero / per colmarti d’amore. / Per te /
diverrò ladra di raggi di sole / per annientare le tenebre.”
Anche
la natura diventa protagonista di alcune poesie di Grazia Finocchiaro
e sempre prevale il senso simbolico, l’atmosfera sensuale e dolce
del rasserenamento che induce al pensiero: “Acqua
di ruscello / scivoli lentamente / pura e trasparente / accarezzi i
sassi / quando ondeggi / lungo il tuo fluire / come modella in
passerella. / Carezzevole / mai ti neghi / a chi ti fa posare /s’una
spanna di mano / per dissetarsi”.
La
seconda sezione, “Alba”, introdotta dai versi di Salvatore
Quasimodo, presenta una selezione di liriche estremamente evocative,
quasi una tavolozza di colori, profumi, sensazioni che ci permettono
di immergerci nell’universo poetico dell’autrice. “Quando
mi aspettavi nel vento” recita: “Fermare vorrei quel tempo /
quando m’aspettavi nel vento / sul percorso i tacchi battevo /
nella folata il vestito s’alzava / restava una scia l’attesa. /
Nell’incanto il sole infuocava / sotto la pioggia / c’inzuppavamo
d’amore. / Mano in mano era tacito attorno / ma profonde la parole
/ impresse nel cuore. / Ai piedi era corsa per non indugiare /
capelli scompigliati nel vento, / rapidi sguardi, rubavamo baci al
tempo”.
Guido
Folco
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